Salvini: "Sono stanco di offese e insulti, lasciateci lavorare" (Facebook) - Toninelli: “Genova tornerà più forte in pochi mesi. Al massimo anni” (RaiNews24) - Assist di Trump ai gilet gialli: "Ribellione contro il marxismo culturale" (CNN) - Boschi al papà di Di Maio: "Non le auguro ciò che Luigi fece a me" (Tgcom) - Theresa May: "Resto solo per completare uscita da Ue" (BBC) - Il Papa: "L'aborto è come affittare un sicario per risolvere un problema" (il Messaggero) - Conte: "Siamo per l'accordo con l'Ue. E lo spread scenderà" (Adnkronos) - Isis, pizzaiolo marocchino condannato a 6 anni per proselitismo sul web (Ansa) - Ex capo della campagna di Trump, si consegna all'Fbi: è accusato di cospirazione (CNN) - Russia: "Forse abbiamo ucciso Al-Baghdadi" (La Stampa) - “Click to Pray”, una app per pregare per la Chiesa e con il Papa (La Stampa) - Tre militanti dell'Isis uccisi dai cinghiali in Iraq (AGI) - Isis, il call-center del terrore. In chat con il Califfo, le nuove reclute hi-tech (Ansa) - Nigeria, bambina kamikaze di 10 anni salta in aria e uccide 19 persone (TGcom) - Isis, alla festa di addio del kamikaze la cintura esplode per errore: 12 morti (il Messaggero) - Il Papa: "I social network possono manipolare le persone" (Repubblica) - Iraq, Isis fa esplodere un bebè durante un'esercitazione sugli esplosivi (Rai News) - Libano, sventato attentato su aereo con barbie-bomba (Reuters)
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Inside Music // 11 dicembre 2018

Opere di Piero Gilardi e la grafica dei cd kospirativi – analogie?

“Dei Konspirators non sappiamo molto, se non che sono italiani, amano i colori, il punk e fare caciara. Poco ma sicuro. Sono una di quelle band che lasciano che sia la musica a parlare per loro, a presentarli. E secondo la modesta opinione della scrivente, sono più vicini ai quaranta che ai trenta. Ah, e il loro sito web rasenta il fantastico: è strutturato come una testata giornalistica misto a Wikileaks, in cui ogni news sulla band è scritta in forma di articolo di cronaca, e che contiene un fumetto in divenire: “A konspiracy story”. E apprendiamo che tutti i membri della band vogliono essere semplicemente chiamati “K”. L’ironia e la leggerezza la fanno da padrona, ed è ciò che caratterizza – diciamolo, vantiamoci, ogni tanto – i romani.”

(Giulia Della Pelle – www.insidemusic.it)

vai all’articolo completo: L’allegra protesta dei The Konspirators

Urban Photo Race // Jeanette Lendon (3rd place)

“Photography isn’t about what equipment you use – it’s about what you see, how you capture it, and how you feel when you look at that photo. You can have the best camera in the world, but if you have no vision and no passion you won’t get a good photo” (Jeanette Lendon). Read full article >> And the Bronze award goes to…

Inspired by Tish Murtha (the British social documentary photographer, documenting London by Night (1983), telling the story of Soho and the commercial sex industry)

Urban Photo Race Website:

UPR London 2018

360 All Around Music – Radio Godot // 10 novembre 2018

Ecco la scomoda e sconclusionata intervista rilasciata a Radio Godot sabato 10 novembre 2018 >> PODCAST
Grazie a Federica e Giacomo che si sono prestati al delirio kospirativo e che ci auguriamo non siano stati rapiti dai servizi segreti o dai rettiliani!

Jetlag (TRS 102.3) // 16 febbraio 2017

The Konspirators ospiti dell’amica e kospiratrice Alessandra Bersiani per la puntata di TRS Rock 102.3 dedicata al punk. Ecco il PODCAST –> JETLAG – PUNX NOT DEAD

Rocklab // 6 marzo 2015

“Senza dubbio è uno dei dischi più diretti, divertiti, e divertenti, che abbia avuto modo di ascoltare venendo a contatto col cosiddetto mondo “Underground”. Questo grazie ad uno stile asciutto ed immediato, che guarda al sarcasmo iconoclasta dei Dead Kennedys (“Glorify”), a certe inquietudini in salsa CCCP (“Analisi”), al divertissement in chiave rock-blues (“Maturità”), ed è capace di regalarci almeno due perle assolute che non avrebbero sfigurato nel repertorio degli Skiantos, lasciando intendere che, dietro l’apparente patina di cazzeggio, c’è un’evidente abilità nello scrivere canzoni punk come non se ne fanno più, con quel gusto per l’ironia, e a tratti per il non-sense, che era proprio di Freak Antoni (“Stare Bene”, “Punkabbestia”).”

(Marco Tucciarone – Rocklab.it)

vai all’articolo completo:
Talent Radar: The Konspirators, Nynfea

Corriere Della Sera // 24 maggio 2014

“Marumba e la band The Konspirators stasera alle 23 al Contestaccio (ingresso libero, info: 06.57289712). Marumba è un cantante che del reggae ama le sonorità dub, roots e rocker. The Konspirators (foto), nati nel 2008, si sono dedicati fin da subito alla scrittura di brani in italiano e in inglese. Ispirati da Rolling Stones, Nirvana, Led Zeppelin, descrivono il proprio stile come ‘regressive rock’, contro l’esasperato tecnicismo del progressive: è anche il titolo del loro primo album autoprodotto. Nei concerti del gruppo, maschere, video, balli, magliette sovversive.”

Corriere Della Sera – 24 maggio 2014

Alternitalia (Radio Città Aperta) // 24 maggio 2014

Su Alternitalia di Radio Città Aperta, Gianluca Polverari descrive il disco dei Konspirators ‘Regressive Rock’ e introduce il live di presentazione del 24 maggio al Contestaccio. Il brano trasmesso dall’album è Febbre Gialla.

Ascolta il Podcast:

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Tempi Dispari // 13 dicembre 2013

“Tutto questo è punk rock. Un genere che nell’underground romano come in Italia non è proprio morto, non ha un gran riscontro, semmai. Era molto tempo che non si sentivano dal vivo canzoni ispirate ai Dead Kennedys. O comunque un gruppo che allo stesso tempo si ispiri a generi diversi tra loro ma che li sappia gestire in musica. Senza Governo e Punkabbestia o Anarchy in Texas sono tre canzoni che rappresentano l’essenza ‘minimalista’ del punk. In God We Trust, Inc.”
(Ilaria Degl’Innocenti – Tempi Dispari)

vai all’articolo completo:
Anarchy in Texas di un sabato punk ‘abbestia’

Martemagazine – La pelle, l’analisi, la balenottera // 8 marzo 2012

The Konspirators, come dice Luca Giurato, noto nemico… giurato del sistema, che li ha incontrati, se non si lasceranno invischiare in compromessi, potranno avere un sicuro successo, perché quando il popolo si sveglierà, preferirà di gran lunga l’abrasività di un “Punkabbestia” breve e secco eseguito al Contestaccio davanti ad un pubblico complice, piuttosto che il teatrino di maschere grottesche dedite ad assistere ai festini pseudo-africani, o a parteciparvi incuranti delle loro panze. Di conseguenza già adesso la vendita dei dischi dovrebbe procedere spedita in certi ambienti in cui gli indignados usano riunirsi in clandestinità per scambiarsi messaggi improntati alla verità e non forgiati con intenti propagandistici. “Parlano, tramano, scel-gono, decidono… dietro le spalle” canta il vocalist in “Dietro le spalle”, appunto, ma in realtà oggi l’arroganza del potere è tale da compiere i suoi misfatti alla luce del giorno, forte della sua impunità, mentre è di pochi il coraggio di contestare a viso aperto e chitarra sguazzante in formicolio funky come i Konspirators, che citano il film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” per ricordarci, con le parole di Enrico Maria Salerno, che la repressione è un capitolo importante dell’attività del Sistema. E la musica non può che essere tesa, contratta, ridotta alle funzioni di mera sopravvivenza ribellistica, batteria e chitarra nevrotizzanti ed antiestetiche, volte ad incentivare le reazioni nervose, a mantenere tutti in uno stato di vigilanza armata di senso critico, anche se ci sono esempi che dimostrano come lo stato adrenalinico possa indurre una con-dizione di benessere in chi ricerca i valori della schiettezza brutale: “Stare bene (yes we can)” è un ribollire frenetico di pensieri positivi, pompati su da una chitarra ritmica che compie un continuo saliscendi tonale, il volto terapeutico del punk come sfogo adolescenziale. “Niente problemi, niente paure, niente sospetti, né congetture!.. Ce la posso fare!”, ma anche l’ombra del dubbio: “Stare bene è importante, rassicurare; stare bene è meglio che niente…” e una qualche armonia chitarristica si insinua nel variegato mantra da epilettico. Questo è quello che più verosimilmente possiamo fare, non la rivolta sociale; potremmo accontentarci di prendere cura di noi stessi, se il governo non ci ammorba. “Maturità” ha un ritmo ed un riff da vecchio blues inquinato dall’attitudine sbomballata del sottoproletariato urbano anni ‘70; l’assolo però ci aiuta ad “affrontare i problemi, tirare somme e conclusioni, imparare dagli errori, superare le divisioni: maturità… maturitàà-ààààà!” e le distorsioni impazzite e incrostate in chiusura fanno crollare il castello di carte così faticosamente costruito con le raccomandazioni di prof e genitori: si vede che non era farina del nostro sacco! “Analisi” si getta all’arrembaggio delle proprie debolezze per poterle sputtanare: “Mi scopro più buono, mi scopro più bello, mi scopro più giusto…: vado in analisiii!”, e anche qui l’assolo storto di chitarra gioca sulla dissipazione delle proprie risorse farmacologiche, e avvitandosi in spire acidognole finisce col consumare, tra le altre pasticche, anche le pillole anticon-cezionali della propria ragazza! “Anarchy in Texas – live” si gioca il proprio carattere trascinante sulla selvaggia euforia di chi prima di suonare si ubriaca, oltre che di birra di infima qualità, anche di fantasie sull’instaurazione di una forma di governo da “casino nel pub” nel cuore degli States repubblicani, là dove i petrolieri più rammolliti si sentono come J.R. del giurassico telefilm “Dallas”, figuriamoci gli altri: kospirano contro Obama! Ma magari sono io ad essere disfattista. Riporta invece alle ancora recenti problematiche di casa nosta quel “Mi dimetto (live)” che brontola inizialmente e mastica amato con i suoi giri di basso, per poi lasciarsi andare al lamento più spontaneo, e non quello suggeritogli dai suoi consiglieri: “Mi dimetto… Non mi diverto più…”; in effetti il bene del Paese è un pensiero residuale, perché non coincide col suo, affermano sempre i disfattisti come i Konspirators, che allargano l’intenzione anche a chi banalmente esce di casa e sfoglia il giornale cercando annunci di lavoto: “Mi dimetto… Non ci sto più!”; le chitarre sgasano polveri sottili in vortici trascinanti, e la semplicità dell’impianto e del suo accattivante riff, pur vivificata dagli assoli conclusivi, afferma la provocatorietà tagliata con l’accetta di questa proposta di “regressive rock” militante, ma anche scazzata, perché anche a noi piace autosmentirci sfac-ciatamente a fronte delle contestazioni: “Mi dimetto, non mi dimetto… Non l’ho mai detto!”
Marco Settembre >> www.martemagazine.it/archivio-storico

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