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Martemagazine – La pelle, l’analisi, la balenottera // 8 marzo 2012

The Konspirators, come dice Luca Giurato, noto nemico… giurato del sistema, che li ha incontrati, se non si lasceranno invischiare in compromessi, potranno avere un sicuro successo, perché quando il popolo si sveglierà, preferirà di gran lunga l’abrasività di un “Punkabbestia” breve e secco eseguito al Contestaccio davanti ad un pubblico complice, piuttosto che il teatrino di maschere grottesche dedite ad assistere ai festini pseudo-africani, o a parteciparvi incuranti delle loro panze. Di conseguenza già adesso la vendita dei dischi dovrebbe procedere spedita in certi ambienti in cui gli indignados usano riunirsi in clandestinità per scambiarsi messaggi improntati alla verità e non forgiati con intenti propagandistici. “Parlano, tramano, scel-gono, decidono… dietro le spalle” canta il vocalist in “Dietro le spalle”, appunto, ma in realtà oggi l’arroganza del potere è tale da compiere i suoi misfatti alla luce del giorno, forte della sua impunità, mentre è di pochi il coraggio di contestare a viso aperto e chitarra sguazzante in formicolio funky come i Konspirators, che citano il film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” per ricordarci, con le parole di Enrico Maria Salerno, che la repressione è un capitolo importante dell’attività del Sistema. E la musica non può che essere tesa, contratta, ridotta alle funzioni di mera sopravvivenza ribellistica, batteria e chitarra nevrotizzanti ed antiestetiche, volte ad incentivare le reazioni nervose, a mantenere tutti in uno stato di vigilanza armata di senso critico, anche se ci sono esempi che dimostrano come lo stato adrenalinico possa indurre una con-dizione di benessere in chi ricerca i valori della schiettezza brutale: “Stare bene (yes we can)” è un ribollire frenetico di pensieri positivi, pompati su da una chitarra ritmica che compie un continuo saliscendi tonale, il volto terapeutico del punk come sfogo adolescenziale. “Niente problemi, niente paure, niente sospetti, né congetture!.. Ce la posso fare!”, ma anche l’ombra del dubbio: “Stare bene è importante, rassicurare; stare bene è meglio che niente…” e una qualche armonia chitarristica si insinua nel variegato mantra da epilettico. Questo è quello che più verosimilmente possiamo fare, non la rivolta sociale; potremmo accontentarci di prendere cura di noi stessi, se il governo non ci ammorba. “Maturità” ha un ritmo ed un riff da vecchio blues inquinato dall’attitudine sbomballata del sottoproletariato urbano anni ‘70; l’assolo però ci aiuta ad “affrontare i problemi, tirare somme e conclusioni, imparare dagli errori, superare le divisioni: maturità… maturitàà-ààààà!” e le distorsioni impazzite e incrostate in chiusura fanno crollare il castello di carte così faticosamente costruito con le raccomandazioni di prof e genitori: si vede che non era farina del nostro sacco! “Analisi” si getta all’arrembaggio delle proprie debolezze per poterle sputtanare: “Mi scopro più buono, mi scopro più bello, mi scopro più giusto…: vado in analisiii!”, e anche qui l’assolo storto di chitarra gioca sulla dissipazione delle proprie risorse farmacologiche, e avvitandosi in spire acidognole finisce col consumare, tra le altre pasticche, anche le pillole anticon-cezionali della propria ragazza! “Anarchy in Texas – live” si gioca il proprio carattere trascinante sulla selvaggia euforia di chi prima di suonare si ubriaca, oltre che di birra di infima qualità, anche di fantasie sull’instaurazione di una forma di governo da “casino nel pub” nel cuore degli States repubblicani, là dove i petrolieri più rammolliti si sentono come J.R. del giurassico telefilm “Dallas”, figuriamoci gli altri: kospirano contro Obama! Ma magari sono io ad essere disfattista. Riporta invece alle ancora recenti problematiche di casa nosta quel “Mi dimetto (live)” che brontola inizialmente e mastica amato con i suoi giri di basso, per poi lasciarsi andare al lamento più spontaneo, e non quello suggeritogli dai suoi consiglieri: “Mi dimetto… Non mi diverto più…”; in effetti il bene del Paese è un pensiero residuale, perché non coincide col suo, affermano sempre i disfattisti come i Konspirators, che allargano l’intenzione anche a chi banalmente esce di casa e sfoglia il giornale cercando annunci di lavoto: “Mi dimetto… Non ci sto più!”; le chitarre sgasano polveri sottili in vortici trascinanti, e la semplicità dell’impianto e del suo accattivante riff, pur vivificata dagli assoli conclusivi, afferma la provocatorietà tagliata con l’accetta di questa proposta di “regressive rock” militante, ma anche scazzata, perché anche a noi piace autosmentirci sfac-ciatamente a fronte delle contestazioni: “Mi dimetto, non mi dimetto… Non l’ho mai detto!”
Marco Settembre >> www.martemagazine.it/archivio-storico

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